Dev'essere qualcosa che ha a che vedere con le nostre radici culturali, il cristianesimo forse, le favole che ci raccontavano da bambini, i cartoni animati. C'è questo bisogno di eroi, di gente pura, che si immola sull'altare, c'è questo bisogno di trovare persone migliori di noi e queste persone non devono manco vederli i soldi, come se i soldi fossero qualcosa di sporco di brutto. Credo che sia una cosa particolarmente forte in Italia, un po' meno altrove come negli Stati Uniti.
[...] Quello che so è che le favole non esistono, questa cosa dei contenuti gratis che ci sono stati tirati in faccia dai social ci ha avvelenato il cervello. Ha avvelenato il mio canale [YouTube], dalla nascita, e ora sta avvelenando tutto il resto.
[...] Accettiamo l'idea di pagare per i contenuti che vediamo, accettiamo di pagare per il giornale, di pagare per gli articoli che leggiamo, e se invece non vogliamo pagare di tasca nostra, accettiamo l'idea che qualcun altro paghi per il contenuto che ci viene fornito. Quantomeno dobbiamo accettare questo compromesso, dobbiamo accettare che un content creator faccia ogni tanto un contenuto sponsorizzato. Io credo che sia sano e giusto, significa che l'agenda di quel content creator è chiara a tutti, tutti sappiamo chi lo sta finanziando e che la sua attività imprendotirale goda di ottima salute. Impariamo a celebrare questi successi e impariamo ad accettare che viviamo tutti in una società capitalistica e che su questo si fondano una serie di compromessi che faremmo bene ad accettare per il nostro stesso benessere.