Non ho ancora ben capito perché dovrei usare le "skill" nei vari LLM. Mi aiutano a capire questi motivi pubblicati da Alfonso Fuggetta:

Tre ragioni, in ordine di importanza crescente.

La prima è il risparmio di tempo. Senza skill, ogni sessione comincia con cinque-dieci minuti di setup: spiegare chi sono, cosa sto facendo, quali file consultare, in che formato voglio l’output. Una skill assorbe tutto questo. Per la singola sessione il risparmio non è grande; sommato per le tante sessioni della settimana, vale parecchio tempo.

La seconda è la coerenza. I post di A bassa voce hanno una voce precisa: registro saggistico, struttura circolare, regole tipografiche, una lista di pattern AI da evitare. Senza skill, ogni volta che chiedo a Claude di aiutarmi con un draft, devo ricordargli, per esempio, che “cruciale” va tagliato, che le citazioni vanno verificate con un web fetch e che la nota di assistenza AI va in fondo al post. Con la skill post-writer queste regole vengono codificate una sola volta e applicate sistematicamente.

La terza è la più interessante e l’avevo sottovalutata. Costruire una skill mi costringe a scrivere per esteso una routine che fino a quel momento avevo solo in mente. Routine implicite: come strutturo un intervento, come gestisco la chiusura della giornata, come decido se un libro merita un post. Metterle nero su bianco le rende ripetibili, criticabili e migliorabili. Diverse delle mie skill sono nate per Claude e si sono trasformate nel manuale operativo del mio lavoro intellettuale, indipendentemente dall’AI.