Quando la realtà diventa minacciosa come in questo momento, l'esercizio più importante secondo me è porci nei confronti della realtà con un approccio che non sia rassegnato. Perché molto spesso, soprattutto tra le persone più giovani, ci consideriamo sfortunati perché siamo nati in un'epoca disgraziata, forse la peggiore epoca che ci sia. Facciamo dei discorsi parlando dei problemi che abbiamo nei quali infiliamo seriamente le parole "estinzione umana", fine del mondo — che si parli dell'emergenza climatica o dell'intelligenza artificiale — e abbiamo la percezione di vivere in un momento in cui alcune persone dicono "è irresponsabile fare i figli". Perché "come fai a mettere al mondo un bambino o una bambina in un mondo come questo", o "creare un nuovo essere che inquina ed emette missioni inquinanti"?
Se quello è l'approccio che abbiamo nei confronti della realtà, intanto siamo molto disinformati. Nemmeno negli scenari più catastrofici fatti dagli scienziati dell'IPCC, l'ente dell'ONU sul clima, si parla mai di estinzione umana, e nemmeno esiste la prospettiva che la vita media delle persone si accorci. L'emergenza climatica è gravissima e va affrontata, ma non ci estingueremo, non c'è l'apocalisse davanti a noi, non c'è la fine del mondo. Questo ci deve responsabilizzare, perché se io penso che il mondo sta finendo, quello è il pensiero più deresponsabilizzante che ci sia. Col cavolo che a quel punto chiudo il rubinetto quando mi lavo i denti o uso la cannuccia di carta, no? Non sono pronto a fare nessun sacrificio, se tanto andiamo verso l'apocalisse. Se tanto sono tutti marci e disonesti e tutti venduti, si vota per Trump — chi vuoi votare, se non c'è uno che sia meglio degli altri.
Se la linea che abbiamo è "il mondo non è mai andato peggio di così", quella è la ricetta per il disastro. Pensate chi è nato all'inizio del Novecento. Si è fatto, nell'arco dei primi 50 anni della sua vita, due guerre mondiali, cioè due guerre che in confronto a quelle nostre odierne, anche le peggiori, non sono niente, è quasi offensivo metterle a paragone. Due, non una, è finita una e poi ne è iniziata un'altra. In mezzo hanno avuto l'influenza spagnola, che in confronto la pandemia di COVID-19 era appunto un raffreddore. La crisi del '29, la più grave crisi economica della storia. Poi hanno compiuto 50 anni e sono morti perché quella era l'aspettativa di vita. No! In qualche caso sì, ma... noi facciamo a gara con questi?
Se siete delle donne, quando volevate nascere, qual era il mondo ideale, migliore di questo in cui nascere? Prima che il divorzio fosse legale in Italia? Prima che l'aborto fosse legale in Italia, cioè l'altro ieri? Se siete neri, volete giocare con la macchina del tempo? Secondo me no, il gioco "dove andreste con la macchina del tempo" lo possiamo fare noi bianchi privilegiati; un nero sta molto alla larga della macchina del tempo, perché se finisce nell'anno sbagliato — e l'anno sbagliato anche in questo caso forse è l'altro ieri — forse poi non torna nel suo presente. Semplicemente, quelle generazioni lì hanno avuto le loro grane, i loro problemi, a volte colossali e, malamente, certo, con tutti i loro limiti, certo, hanno provato a risolverli e andare avanti, e ci hanno consegnato un mondo che tutto sommato era migliore.
Questa è la missione che tocca a noi, noi che siamo vivi oggi. Non solo me, che ho 40 anni, chi ne ha 20, chi ne ha 60. Fare la nostra parte per risolvere i problemi che abbiamo noi adesso. Si può fare, anche per questo il libro si intitola "Come se ne esce", perché se no ci raccontiamo soltanto con narcisismo "ah, quanto siamo con la mano sulla fronte". A costo che cominciamo a occuparci della concretezza di uscirne davvero. Rifare le istituzioni, far funzionare le città. Uno pensa... all'ONU, cosa c'entro io con l'ONU? Candidati nel consiglio di zona del tuo quartiere, parti da lì. La democrazia si fa funzionare a partire da quella cosa lì. E così, forse, anche se non sono sicuro che ne usciamo, sono sicuro che se ne può uscire, passando da cose così piccole e cose grandi insieme.
Francesco Costa a Lezioni d'Autonomia.