AI enables low-quality results, encourages lack of discipline and skill under the excuse of efficiency, it makes people use their brains less, and personally it just kills all the fun.
Ilya Miskov, designer.
AI enables low-quality results, encourages lack of discipline and skill under the excuse of efficiency, it makes people use their brains less, and personally it just kills all the fun.
Ilya Miskov, designer.
Oggi viviamo in un'epoca in cui l'incubo del bambino di Rodari, la macchina per fare i compiti, è scaricabile praticamente gratis da Internet. La tecnologia digitale è evoluta in maniera talmente rapida, veloce e pervasiva che moltissime attività che ritenevamo esclusiva degli esseri umani, come studiare, conoscere, giudicare decidere, in una parola pensare, possano essere svolte da macchine. Questo vuol dire che se una macchina può sostituire il mio pensiero quella macchina prima o poi catturerà anche la mia libertà.
Per secoli abbiamo chiesto alla tecnologia di fare quello che desideravamo. Oggi le chiediamo cosa desiderare e questo crea un rischio nuovo, di dominio, di schiavitù. O una possibilità di liberazione.
Andrea Simoncini, professore ordinario di diritto costituzionale, al meeting di Rimini.
Un giorno bussò alla nostra porta uno strano tipo: un ometto buffo, vi dico, alto poco più di due fiammiferi. Aveva in spalla una borsa più grande di lui.
– Ho qui delle macchine da vendere, – disse.
– Fate vedere, – disse il babbo.
– Ecco, questa è una macchina per fare i compiti. Si schiaccia il bottoncino rosso per fare i problemi, il bottoncino giallo per svolgere i temi, il bottoncino verde per imparare la geografia: la macchina fa tutto da sola in un minuto.
– Compramela, babbo! – dissi io.
– Va bene, quanto volete?
– Non voglio denari, – disse l’omino.
– Ma non lavorerete mica per pigliar caldo!
– No, ma in cambio della macchina voglio il cervello del vostro bambino.
– Ma siete matto? – esclamò il babbo.
– State a sentire, signore, – disse l’omino, sorridendo, – se i compiti glieli fa la macchina, a che cosa gli serve il cervello?
– Comprami la macchina, babbo! – implorai. – Che cosa ne faccio del cervello?
Il babbo mi guardò un poco e poi disse:
– Va bene, prendete il suo cervello e non se ne parli più.
L'omino mi prese il cervello e se lo mise in una borsetta. Com’ero leggero, senza cervello! Tanto leggero che mi misi a volare per la stanza, e se il babbo non mi avesse afferrato in tempo sarei volato giù dalla finestra.
– Bisognerà tenerlo in gabbia, adesso – spiega l'ometto.
– Ma perché? – domandò il babbo.
– Non ha più cervello, ecco perché. Se lo lasciate andare in giro, volerà nei boschi come un uccellino, e in pochi giorni morirà di fame!
Il babbo mi rinchiuse in una gabbia, come un canarino. La gabbia era piccola, stretta, non mi potevo muovere. Le stecche mi stringevano tanto che… alla fine mi svegliai spaventato. Meno male che era stato solo un sogno! Vi assicuro che mi sono subito messo a fare i compiti.
Gianni Rodari in La macchina per fare i compiti.
AI will not replace filmmakers. That's what people are telling me. And it's what I've been trying to tell myself for a while now. The problem is that I don't think it's true. I hope I'm wrong. I hope that in 10 years we'll all look back at this video and laugh. But right now there is no one laughing. I still have to do my own dishes and laundry while AI is making art or whatever you want to call it.
What bothers me the most is that for the rest of my life whenever I see a photo, a video, or any kind of media I have to ask myself if it's real or generated. The fact that I have to ask myself that for the rest of my life.
I don't have words for that. Or I do have one word. A word that fits all of this perfectly. Dystopia.
Andreas Hem (YouTube)
The fact that human touch is starting to become less and less frequent. No effort, no genuine and creative input from people. Just AI slop. Code is being entirely written by AI, designs generated by AI. Even videos are being voiced by AI these days.
Ilya Miskov, designer.
Mi ero perso la storia del 18enne che ha attaccato Rockstar, l'azienda di GTA, tramite una Amazon Fire Stick in un hotel:
Kurtaj leaked 90 videos of GTA VI gameplay footage last September while out on bail for hacking Nvidia and British telecom provider BT / EE. Although he stayed at a hotel under police protection during this time, Kurtaj still managed to carry out an attack on Rockstar Games by using the room’s included Amazon Fire Stick and a “newly purchased smart phone, keyboard and mouse,” according to a separate BBC report. Kurtaj was arrested for the final time following the incident.
È però anche una persona affetta da autismo e violenta ed è stato condannato al ricovero in un "secure hospital" a vita, "unless doctors determine that he’s no longer a danger".
The effect of ChatGPT on educators’ lives is catastrophic. Whether you intended to do it or not, you’ve made every teacher’s life infinitely more difficult than it was two years ago. So, just let that settle in… If students are using it to compose, which is the biggest tragedy of all, they’ll never learn to write. And their voice is stolen from them. They’ll never have the ability to say their truth and tell their own story. And that’s silencing an entire generation or two.
Dave Eggers, scrittore e giornalista in un discorso allo staff OpenAI.
Ho scritto su LinkedIn:
I use the Internet a lot, I read a lot, I browse many websites. I'm disheartened by the amount of stuff I come across that is clearly written by AI or vibe coded. These days you find a project that looks interesting but you quickly realize it's mostly slop. People's writing has become machine writing. Websites and posters all look the same.
I don’t know whether I prefer the old world (my work was slower), but for now, the new world is a very sad flattening of care and effort in things. If people get used to this, what's the point of putting in the effort?
I wrote the blog post below like I would have done 4 years ago, hand-typing 3,500 words. An AI could write some bloated article in 2 minutes, it took me 10+ hours of research, writing and review. It won't make me money and few people will read it. Some parts may sound unnatural (English is not my native language). I still think that's the right thing to defend.
È un lusso oggi sentire l'urgenza di cambiare il mondo. Bisogna poterselo permettere. Se nonostante i social e gli altri media che generalmente si sono omologati agli algoritmi dell'engagement in cerca di facili clic, se nonostante questo non vivete nella paura degli altri, se non vi assale una rabbia distruttiva verso chiunque la pensi diversamente, se il narcisismo di massa non vi ha trasformato in degli ebeti dipende anche da dove siete vissuti, dagli incontri che avete fatto, dai libri che avete letto. E quindi non è il momento di sentirsi migliori, ma di impegnarsi di più. Per prima cosa praticate la gentilezza. Venti anni di social ci hanno imbruttito, ci hanno incattivito. Per avere successo, per macinare like e followers, non abbiamo solo dato libero sfogo al narcisismo, ma abbiamo ceduto alla rabbia verso gli altri. Era inevitabile forse per resistere ma l'indignazione prêt-à-porter va evitata. La gentilezza in tempi feroci non è debolezza. E non è arrendevolezza verso le ingiustizie e i veri prepotenti. Nel mondo degli algoritmi dell'engagement, la gentilezza è un atto di resistenza. È l'inizio di una rivoluzione. Vuol dire provare a essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Si può essere inflessibili e determinati ma senza perdere la gentilezza.
Riccardo Luna in Qualcosa è andato storto.
Nelle ultime 24 ore ho googlato tanto e sono sconfortato per la quantità di roba vibe coded o scritta con AI che si incontra. Ormai apri un progetto che sembra interessante e il sito è palesemente fatto con AI (lo capisci dalle UI, tutte uguali e con la stessa firma perché gli LLM non sono creativi, e dai testi). Trovi un progetto GitHub e vedi subito dal formato del README che un umano ha toccato ben poco di quel progetto. A volte guardi il codice e capisci subito se è Codex che ha sbrodolato codice overengineered. A volte lo capisci anche dai commenti che sembrano usciti dal sorgente del sito Trenitalia. Apro il sito di un commercialista che in passato si presentava bene e mi cascano le braccia perché i testi sono innaturali e c'è il calcolatore palesemente vibe coded (poi apri la console sviluppatori e vedi i commenti con le emoji in italiano e mi casca anche altro...). Apri il sito della startup della finanza personale di cui si parla molto e se prima era fatto con Lovable ora non lo è più ma resta pieno di elementi degli LLM (i font a caso, le maiuscole a caso, i badge ovunque, le card arrotondate, le frasi a effetto che nessuno ha mai usato prima degli LLM, ecc.).
Non so se preferisco il mondo di prima, perché il mio lavoro era più lento, nel mondo di prima, ma per ora il nuovo mondo è un appiattimento molto triste della cura e dell'impegno nelle cose. Se le persone fanno l'abitudine a questo, che senso ha metterci impegno?
Never in modern history has technological progress hurt the overall demand for human labour.
[...] Yet history is not always a good guide to the future, as the Industrial Revolution itself showed. The top AI models are awesome. They can tackle much more complex coding tasks than people were predicting a year ago. The number of AI agents has exploded. Spending on AI by businesses is up dramatically. [...] There is no evidence yet in the labourmarket data of AI destroying many jobs. But given how fast it is improving, it would be rash to dismiss fears that it will. Society may be on the verge of a profound reallocation of resources, and political upheaval.
Dall'editoriale di copertina dell'Economist del 16 maggio 2026 ("Prepare for the worst").
Il nostro intero sapere sul mondo è pieno di circolarità. Le parole della lingua si definiscono l'un l'altra nei dizionari, noi impariamo gli uni dagli altri, gli esperimenti informano la teoria ma li comprendiamo usando le nostre teorie. L'immagine manifesta del mondo, costituita di cose come sedie e alberi, è giustificata da un'immagine scientifica del mondo, costituita di atomi e campi; ma atomi e campi li comprendiamo a partire dai nostri strumenti di misura, che fanno parte dell'immagine manifesta. E così via. Viviamo in cerchi.
Carlo Rovelli in Sull'eguaglianza di tutte le cose.
Mettere in dubbio certezze è la strategia della scienza: scoprire errori in ciò che eravamo convinti di sapere, e correggerli. Anche dove pensavamo di essere certi. La fisica del XX secolo è uno spettacolare successo di questa strategia. Pensavamo che le leggi di Newton fossero esatte o che il tempo trascorresse alla stessa velocità per tutti — ci sbagliavamo. Oggi sappiamo che non è così. Non è grave: abbiamo imparato che le cose stanno altrimenti.
La difficoltà dei problemi scientifici spesso non sta tanto nel trovare idee nuove, quanto nel liberarsi di idee che sembravano ovvie. La scienza è spesso scoprire che cose che credevamo di sapere con certezza sono invece sbagliate.
Quindi trattare certezze come assolute significa ostacolare la possibilità del sapere di progredire. [...] La scienza non si nutre di certezze: si nutre di una radicale incertezza. Costruisce sulla possibilità di mettere in dubbio le certezze.
Carlo Rovelli in Sull'eguaglianza di tutte le cose.
La superficie della Terra è molto piccola. Così piccola che per fare il giro la luce ci mette un decimo di secondo: meno di quanto riusciamo a percepire con i sensi. Per questo comunichiamo in maniera che ci sembra istantanea: parliamo per telefono fra New York e Shanghai come fossimo accanto. Non potremmo farlo con un amico che abitasse presso un'altra stella. Per andare e tornare dalla stella più vicina un segnale impiega anni. Una conversazione farebbe morire di noia. La piccolezza della Terra ci dà l'impressione che esista un tempo condiviso. Che abbia sempre senso chiedere cosa succede proprio ora altrove: basta dare un colpo di telefono per saperlo. Non è così nel vasto mondo. L'idea di un tempo comune funziona qui, fra noi, buoni vicini sulla Terra, non funziona con il resto dell'universo.
Carlo Rovelli in Sull'eguaglianza di tutte le cose.
Pavel Durov ha dato di matto definitivamente:
Unfortunately, I had to leave Dubai for Europe a week ago — so I’m not only missing the free fireworks from Iran, but also exposing myself to greater risk. Given Europe’s crime rates, Dubai is statistically safer even with missiles flying. Can’t wait to be back.
Negli ultimi giorni con un paio di cuffie ho riascoltato le registrazioni delle interviste che ho fatto in Siria per gli articoli. Una volta sbobinavo a mano e ci mettevo ore. Ora passo gli audio in un software e ottengo le trascrizioni in un minuto. Se avete meno di trent’anni fate finta di non avere letto questa cosa.
Il "grado di fiducia" per gli Stati Uniti è sceso dal 50% al 21% in tre anni, secondo un sondaggio dell'Istituto Ixè. Un'occasione per iniziare a fare sul serio sulle alternative europee.
Una app creata per dare l’allarme quando ci sono i raid aerei continua a lanciare avvertimenti in inglese ad alto volume dal telefono di Dima, il fixer ucraino: «Attention! Air raid alert. Proceed to the nearest shelter. Your overconfidence is your weakness».
Al mattino scopro che l’ultima frase è di Luke Skywalker nel film Il Ritorno dello Jedi. «Il tuo eccesso di sicurezza è la tua debolezza». Vuol dire: non pensare che un missile non piomberà proprio dove stai tu e scendi in un rifugio.
Tendiamo tutti a pensare che sia colpa del governo quando le cose ci vanno male, ma che sia merito nostro se trovo lavoro, compro una casa o mi danno un aumento.