Questa cosa di occuparmi di Ucraina mi rende meno tollerante con le cose che ascolto in Italia. Prima di partire ho sentito un commentatore in tv dire che «dovremmo dare le armi all’Ucraina soltanto se accettasse di trattare». L’implicazione era che quei matti degli ucraini non vogliono negoziare la pace. Non c’era un contraddittorio in studio, quindi questa cosa è stata fatta passare come se fosse verosimile. È soltanto un esempio fra tanti.
Facciamolo qui su Outpost il contraddittorio. L’Ucraina soltanto quest’anno ha proposto alla Russia cinque cessate il fuoco: a marzo, aprile, maggio, giugno e settembre. Quattro sono stati respinti, l’unico che è stato accolto dai russi è stato quando c’erano gli inviati di Trump a Kyiv e valeva solo per Kyiv (del resto sarebbe stato imbarazzante se i russi avessero dronato per errore il genero di Donald Trump). Inoltre nel 2026 gli ucraini hanno proposto, di nuovo per cinque volte, un incontro in campo neutro tra il presidente Zelensky e Putin. Anche queste proposte sono state ignorate.
Mentre sto scrivendo queste righe un drone russo ha colpito una scuola a Kyiv, età degli studenti dai 7 ai 18 anni. Non si è fatto male nessuno perché tutti erano scesi con gli insegnanti nel rifugio. Guardo il video: il drone ha centrato la facciata della scuola. Dal punto di vista militare un bombardamento così non ha alcun senso. Persino i russi sanno che se ammazzano decine di bambini ucraini mentre sono nelle loro classi in un mattino chiaro di settembre non ottengono nulla se non reazioni inferocite. Ma anche se avessero colpito quella scuola per sbaglio, è ovvio che accettano senza farsi troppi problemi il rischio di far saltare in aria edifici pieni di civili.
Ieri, mercoledì 30 settembre, hanno lanciato contro le città ucraine 473 droni, ciascuno con la sua bella testata esplosiva da novanta chilogrammi.
Ho chiuso il paragrafo e sento un grosso botto, un missile della contraerea ucraina ha fatto esplodere in cielo un drone russo che stava attaccando la centrale termica Tets-5. Vabbè, ci siamo capiti, l’andazzo è questo.
Daniele Raineri in Outpost, dall'Ucraina.