Un esito frequente delle richieste di pubblicazione di open data (come previsto dalla legge) è l'assenza di risposta da parte dell'amministrazione pubblica interpellata. È successo anche in questo caso segnalato da onData in merito ai dati statistici sulle firme per i referendum:
I dati che presentiamo in questa newsletter li abbiamo estratti noi. Ma quei dati dovrebbero già essere pubblici. È stato richiesto formalmente.
Il 10 dicembre 2025 l’associazione onData ha inviato al Ministero della Giustizia — tramite PEC — una richiesta di pubblicazione in formato aperto dei dati sulle raccolte firme, ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs. 36/2006 (Riutilizzo dell’informazione del settore pubblico). Non una richiesta di accesso documentale per uso privato: una richiesta di rendere i dati disponibili a tutta la collettività, con licenza aperta e in formato leggibile meccanicamente.
Il Ministero non ha risposto.
L’11 gennaio 2026 onData ha presentato ricorso alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi. Il 18 febbraio ha segnalato l’inadempimento anche al Difensore civico per il digitale (AgID), organo deputato a vigilare sull’apertura dei dati pubblici.
Il 31 marzo 2026 la Commissione si è pronunciata (decisione n. 3.110). La risposta è tecnica ma significativa: la Commissione ha dichiarato la propria incompetenza, non perché la richiesta di onData fosse sbagliata, ma perché il silenzio del Ministero — in materia di riutilizzo dei dati — non equivale a un diniego. Si tratta di un “silenzio-inadempimento”, non di un “silenzio-rifiuto”: una distinzione sottile ma decisiva, che sposta il rimedio possibile dal ricorso alla Commissione al ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), ai sensi dell’art. 117 del Codice del processo amministrativo.
Vale la pena di notare un dettaglio: nella sua relazione tecnica, il Ministero ha riconosciuto che pubblicare i dati sarebbe fattibile — ma non ha mai adottato un provvedimento formale, né in senso positivo né negativo. Il silenzio continua.
onData è ancora in attesa della risposta del Difensore civico per il digitale, ma nel frattempo i dati continuano a non essere pubblici.