Big tech, dipendenze e tribunali. Lungo, interessante e documentato articolo sui punti di vista attuali della scienza sugli effetti dei social network sulla salute mentale. La conclusione che inaspettatamente si sta confermando con gli studi più recenti è che l'effetto negativo sulla salute mentale non è dovuto ai social perché gli effetti misurati sono solitamente minimi:
Viviamo in una condizione di stress persistente — lavorativo, economico, esistenziale — che il capitalismo contemporaneo produce quotidianamente e per la quale cerchiamo sollievo momentaneo nello scrolling, esattamente come le generazioni precedenti cercavano sollievo nella televisione spazzatura. Il design della piattaforma conta, certo, ma conta meno delle condizioni materiali di vita. E riconoscerlo significherebbe spostare il bersaglio dalle scelte di design di Zuckerberg alle scelte politiche che rendono le nostre vite così stressanti da farci desiderare la fuga. Ma questo, evidentemente, è un discorso che non conviene a nessuno — né alle piattaforme, né ai loro accusatori.
Questa tesi è contraria a quella dominante nell'ultimo decennio, oggetto di molti libri e documentari (es. The Social Dilemma) e della recente sentenza negli USA, secondo cui il problema sia invece il design dei social studiati per creare questa forma di dipendenza. Sarà proprio per questo motivo che a primo impatto questa teoria sembra ben poco convincente. Eppure gli effetti del TikTok di turno sull'attenzione a me sembrano palesi e quindi mi sembra strida un po' con la realtà che vediamo attorno.
Contento però di aver sentito questo recap del punto di vista scientifico. Food for thought.