Note di Matteo


#informazione

I fatti non sono mai separati dalle opinioni, sui giornali. Nel momento stesso in cui qualunque giornale decide di pubblicare un articolo su un fatto, su una notizia, su una storia, sta applicando una propria opinione. Altri giornali non lo pubblicheranno, avendo opinioni diverse. Le opinioni di ogni giornale e di ogni giornalista con delle responsabilità influenzano la decisione di che articoli pubblicare, e poi di quale evidenza dare loro, e poi di quali elementi e tagli mettere nel titolo: e sono tutte scelte, mai universali, mai le sole possibili, anzi. E le opinioni di ogni giornalista incaricato di scrivere influenzano i fatti che ci mette dentro e quelli che no, e lo spazio che dà a ciascun fatto, e di quali parla prima e di quali parla dopo.

Il risultato è che di un fatto - un fatto - verranno a sapere i lettori di un giornale, e non quelli di un altro. O che i lettori di uno lo riceveranno come molto importante e quelli di un altro come poco importante. O che i lettori di uno leggeranno che la cosa più importante di quel fatto è una e quelli dell'altro che è un'altra. Anche se stiamo sempre parlando di fatti: ma la cui descrizione, a cominciare dalla decisione di descriverli o no, è il risultato di un'opinione.

Nessun giornale ha i fatti separati dalle opinioni.

Luca Sofri nella newsletter Charlie.

#304 /
23 gennaio 2026
/
11:52
/ #informazione

Il terrore delle ripetizioni che ci viene instillato a scuola genera nel giornalismo scelte acrobatiche e artificiose per sostituire parole e nomi con presunti sinonimi o creative perifrasi. Nel giornalismo sportivo questo ha prodotto un ricco vocabolario di termini di poco uso, ma con radici storiche o geografiche, per indicare le città sedi di squadre di calcio o altro. Il risultato è posticcio, ma permette di imparare termini che hanno ricchissime implicazioni storiche. Sapete dire a quali città si riferiscono gli aggettivi scaligera, labronica, felsinea, partenopea, sabauda, orobica, capitolina, estense, gigliata, ambrosiana, etnea, alabardata, lariana?

Luca Sofri in Parole che usiamo in un modo o nell’altro sul Post.

#295 /
20 gennaio 2026
/
22:25
/ #informazione#scrivere

Se tutte le persone fossero in possesso di ogni informazione possibile in ogni momento, se fossimo onniscienti, tra i due concetti non esisterebbe alcuna differenza: cambiare la realtà sarebbe cambiare la percezione della realtà. Siccome siamo più vicini alla condizione opposta – in ogni momento su ogni cosa nessuno sa niente – la percezione conta parecchio. Salvo che nei casi di successi o fallimenti clamorosi, in politica può contare persino più della realtà: perché ognuno di noi della realtà vede solo un pezzo minuscolo, mentre tutto il resto gli viene raccontato da qualcuno (social, giornali, amici, etc).

Francesco Costa

#250 /
21 dicembre 2025
/
11:09
/ #informazione#mondo

La risposta di Guido Scorza sulla "inchiesta" di Report sul Garante privacy. Come è abitudine di Report, una ricostruzione selettiva con diverse inesattezze, omissioni e ignoranze per far sembrare scandalo cose che non lo sono.

#140 /
11 novembre 2025
/
14:29
/ #informazione#privacy

AI e giornali

Una nuova ricerca del Reuters Institute ha raccolto le esperienze e le opinioni di circa 12mila persone in sei paesi del mondo a proposito dell'uso dei software di "intelligenza artificiale". Ne sono uscite molte considerazioni ma quelle più rilevanti per il dannato futuro dei giornali sono due.

Una è che continua ad aumentare l'uso di simili servizi per la ricerca di informazioni di vario genere, e questo va a scapito dei siti di news, tradizionali fornitori di molte di queste informazioni. Ormai le prove di questa tendenza sono tante. Solo un terzo degli interpellati dice di cliccare con frequenza sui link dopo aver letto le sintesi offerte in testa alle pagine dei risultati di Google: un terzo dice di non farlo mai.

La seconda questione su cui riflettere è più complessa: a quanto pare sempre più persone usano abitualmente e serenamente i vari software di intelligenza artificiale per le proprie necessità, accettando il margine di insicurezza dei risultati in termini di qualità e accuratezza. Ma se si chiede alle stesse persone un giudizio sull'uso degli stessi software da parte dei giornali, una gran parte se ne dice critica e diffidente.

Le letture di questa contraddizione possono essere due. Una è che ci sia una specie di ipocrisia che ci rende severi contro l'uso delle AI da parte di altri, ma indulgenti le usiamo noi. O una specie di supponenza che ci fa pensare di saper essere più prudenti o esperti degli altri: non da escludere, è una tendenza assai comune. [...] Dovremmo abituarci a valutare i risultati di un lavoro giornalistico (è accurato o no? è completo o no? svolge adeguatamente la sua funzione di informazione?) piuttosto che l'insignificante percorso della sua costruzione (ci sono testi prodotti dalle "AI" che hanno maggiore accuratezza di certi testi prodotti dagli umani, per dire).

La seconda - più apprezzabile - lettura della contraddizione è che le nostre aspettative nei confronti del lavoro giornalistico siano maggiori di quelle che abbiamo per noi stessi. E che laddove consentiamo alle nostre ricerche di informazioni un margine di mediocrità e approssimazione - non dando a quelle ricerche ruoli rilevanti: non scegliendo delle cure mediche, per esempio -, diamo una maggiore credibilità al lavoro giornalistico e lo assumiamo per farci un'idea più radicata e affidabile del mondo. È una pretesa lusinghiera per i giornali, ma che deve imparare a fare i conti col costo di quella differenza: e capire che un lavoro giornalistico, se lo si vuole migliore di quello che fa ChatGPT, ha dei costi a cui serve contribuire. Nessuno è obbligato, basta che poi non si pretenda che giornali in crisi di risorse economiche non ricorrano sciattamente alle "AI".

Luca Sofri nella newsletter Charlie del 12 ottobre 2025.

#63 /
12 ottobre 2025
/
13:44
/ #ai#informazione

Il peggiore nemico dei giornalisti io ritengo che siano i giornalisti stessi. Dobbiamo abbandonare una pigrizia, una stanchezza che ormai ci ha un po' preso tutti e tornare a fare il nostro lavoro. Il nostro lavoro è guardare direttamente e raccontare direttamente. L'intelligenza artificiale non lo può fare.

Alessandra Costante, segretaria generale Federazione Nazionale Stampa Italiana.

#35 /
2 ottobre 2025
/
21:25
/ #informazione#ai

Le regole di scrittura di George Orwell (dal Post):

  1. Mai usare una metafora, una similitudine o un’altra figura retorica che siete soliti leggere sui giornali.
  2. Mai usare una parola lunga quando una breve funziona lo stesso.
  3. Se si può togliere una parola, toglietela sempre.
  4. Mai usare il passivo quando potete usare l’attivo.
  5. Mai usare una frase straniera, un termine scientifico, una parola di qualsiasi gergo se sapete pensare all’equivalente in inglese comune.
  6. Piuttosto che scrivere una cosa orrenda ignorate le regole precedenti.
#34 /
2 ottobre 2025
/
21:20
/ #scrivere#informazione

Una intuizione preveggente e brillante oggi è più facile che venga sviluppata dentro Google, Meta o al New York Times piuttosto che in un garage o in un blog. E questo scenario sta entrando nelle consapevolezze delle generazioni più giovani, che a differenza di quelle che le hanno precedute non si trovano davanti mondi da inventare e opportunità inedite da sfruttare ma una situazione simile a quella di quarant'anni fa: in cui ambizioni e creatività possono svilupparsi quasi soltanto al servizio di progetti e strutture esistenti e forti. Sono progetti e strutture diversi, ma hanno ricostruito una condizione di forza che per un periodo era stata terremotata, e sulle cui macerie erano cresciute non solo imprese impensate, grandi e piccole, ma una sensazione di poter sperimentare, costruire, inventare, con grandi libertà e autonomie.

L'inclinazione a inventarsi cose proprie e inesistenti si è attenuata, per saturazione e perché molte acque si sono richiuse. Niente di drammatico: il mondo era così anche prima, e anzi, c'è da rallegrarsi di avere attraversato una ricreazione tanto straordinaria e fertile. E poi magari succederà di nuovo, di nuovo imprevisto.

Luca Sofri nella newsletter Charlie del 28 settembre 2025.

#6 /
28 settembre 2025
/
13:30
/ #internet#business#informazione