Someone has to prompt the Claudes, talk to customers, coordinate with other teams, decide what to build next. Engineering is changing and great engineers are more important than ever.
Boris Cherny, creatore di Claude Code
Someone has to prompt the Claudes, talk to customers, coordinate with other teams, decide what to build next. Engineering is changing and great engineers are more important than ever.
Boris Cherny, creatore di Claude Code
A Sanremo ha vinto il partito conservatore, con la musicalità e le parole di un Nino D’Angelo d’autore, una canzone che accompagnerà dichiarazioni e matrimoni per buona parte dell’anno. Un inno al “per sempre” che sa tanto di promessa patriarcale.
Matteo Bianx su Eurofestivalnews
Negli ultimi giorni con un paio di cuffie ho riascoltato le registrazioni delle interviste che ho fatto in Siria per gli articoli. Una volta sbobinavo a mano e ci mettevo ore. Ora passo gli audio in un software e ottengo le trascrizioni in un minuto. Se avete meno di trent’anni fate finta di non avere letto questa cosa.
We will launch during a dynamic political environment where many civil society groups that we would expect to attack us would have their resources focused on other concerns
Estratto da una nota interna di Meta pubblicata dal New York Times in cui si discute l'introduzione del riconoscimento dei volti tramite gli smart glass Ray-Ban/Oakley.
As a CEO, you're basically the waste bin. Everything that other people don't manage or can't do or mess up, you have to fix. And it's also quite lonely because you can't openly talk about a lot of things. I structured the company to be quite open, but still you can't be negative, even if really bad stuff happens.
Burnout doesn't necessarily come from working too much. It comes more - at least for me - from when you work on something but you don't believe it anymore or you have too many conflicts. We also did fight a lot in the team, with the management team, and I made this mistake of thinking you have to lead a company more democratically.
Peter Steinberger, fondatore di PSPDF/Nutrient e di OpenClawd in un'intervista a The Pragmatic Engineer.
Sempre avendo presente la precarietà di alcuni degli scenari che abbiamo descritto, vediamo anche come sarebbero raffigurabili le proprietà delle maggioranze dei primi dieci quotidiani italiani per diffusione se venissero confermate le ipotesi attuali.
Corriere della Sera - Urbano Cairo, con posizioni filogovernative per ragioni di opportunità economica
Repubblica - società greca Antenna, in buone relazioni con Donald Trump e con Mohammed bin Salman
Stampa - SAE, in amichevoli e fruttuose relazioni con gli establishment editoriali e politici di centrodestra
Sole 24 Ore - Confindustria
Resto del Carlino - Leonardo Del Vecchio, socio del Giornale del deputato leghista Antonio Angelucci
Messaggero - Franco Caltagirone, costruttore e banchiere di grandi poteri e accorte relazioni col centrodestra
Gazzettino - Franco Caltagirone, costruttore e banchiere di grandi poteri e accorte relazioni col centrodestra
Nazione - Leonardo Del Vecchio, socio del Giornale del deputato leghista Antonio Angelucci
Dolomiten - Famiglia Ebner, protagonista dello storico partito di potere altoatesino, SVP
Giornale - Antonio Angelucci, deputato della Lega, e Leonardo Del Vecchio
Luca Sofri nella newsletter Charlie del 25 gennaio 2026.
Gli scenari - ancora suscettibili di sovversioni - che si mostrano in questo momento sono di un'ulteriore estensione del già diffuso modello italiano che vede come editori dei maggiori quotidiani imprenditori di fortune economiche legate ad altri settori e privi di competenze e attenzioni sia sulla natura dei giornali e del giornalismo, che del loro ruolo di servizio pubblico, che delle trasformazioni delle loro funzioni e dei loro business, che delle prospettive dell'innovazione nell'ambito delle aziende giornalistiche e della loro sostenibilità economica. Per farsi un'idea: nessuno dei nuovi editori di quotidiani dell'ultimo decennio ha portato nel panorama giornalistico italiano una sola novità rilevante, promettente, di qualche visione intorno ai cambiamenti di questi decenni. L'espressione ormai antica "digital first" nel 2026 non è stata concretizzata da nessuna delle grandi testate tradizionali.
Per farsi un'altra idea: nessun editore italiano ha spostato le priorità di ricavo dalla pubblicità verso gli abbonamenti, direzione in cui si sono mossi o si stanno muovendo quasi tutti i maggiori progetti internazionali. Nei migliori dei casi – rari – si sono protette le fragili e novecentesche economie di progetti giornalistici straordinariamente tradizionali e conservatori. Che può non essere necessariamente un approccio del tutto fallimentare, in un paese anagraficamente anziano e culturalmente resistente all'innovazione sia nel suo pubblico che nel suo mercato, ma di sicuro non contribuisce ad attenuare questa resistenza o a creare modelli economicamente o giornalisticamente moderni, capaci di invertire i presenti declini.
Luca Sofri nella newsletter Charlie del 25 gennaio 2026.
Programming was never about learning how to write if-then statements. It was about building cool things and understanding how they work. Neither of which modern LLMs take away from you. Even if they build everything, you will still need to understand to direct them.
Suhail Doshi, fondatore di Mixpanel.
i can't believe we used to write all this code by hand
Adam D'Angelo, CEO di Quora.
Apple runs on Anthropic at this point. Anthropic is powering a lot of the stuff Apple's doing internally in terms of product development and a lot of their internal tools.
They have custom versions of Claude running on their own servers internally, too. This Google deal just came together a few months ago. They were not going to use Google. Apple actually was going to rebuild Siri around Claude. But Anthropic was holding them over a barrel. They wanted a ton of money from them, several billion dollars a year, and at a price that doubled on an annual basis for the next three years.
Mark Gurman (Bloomberg) in un'intervista a TBPN.
Come riconosce anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, «siamo tutti dentro una perversa spirale mediatica in cui ogni singolo caso di cronaca produce un allarmismo generale». E siamo certi che il giorno in cui Nordio scoprirà chi è che ha alimentato questa spirale, gliene dirà quattro. Si è creata una realtà parallela che vuole un paese in mano ai maranza e alle baby gang? Ora non ci si può rifugiare nella realtà reale per ignorare le paure di chi ti ha votato.
Valerio Valentini in Montecit. del 23 gennaio 2026.
This has been said a thousand times before, but allow me to add my own voice: the era of humans writing code is over. Disturbing for those of us who identify as SWEs, but no less true. That's not to say SWEs don't have work to do, but writing syntax directly is not it.
Ryan Dahl, creatore di Node.js e Deno.
I fatti non sono mai separati dalle opinioni, sui giornali. Nel momento stesso in cui qualunque giornale decide di pubblicare un articolo su un fatto, su una notizia, su una storia, sta applicando una propria opinione. Altri giornali non lo pubblicheranno, avendo opinioni diverse. Le opinioni di ogni giornale e di ogni giornalista con delle responsabilità influenzano la decisione di che articoli pubblicare, e poi di quale evidenza dare loro, e poi di quali elementi e tagli mettere nel titolo: e sono tutte scelte, mai universali, mai le sole possibili, anzi. E le opinioni di ogni giornalista incaricato di scrivere influenzano i fatti che ci mette dentro e quelli che no, e lo spazio che dà a ciascun fatto, e di quali parla prima e di quali parla dopo.
Il risultato è che di un fatto - un fatto - verranno a sapere i lettori di un giornale, e non quelli di un altro. O che i lettori di uno lo riceveranno come molto importante e quelli di un altro come poco importante. O che i lettori di uno leggeranno che la cosa più importante di quel fatto è una e quelli dell'altro che è un'altra. Anche se stiamo sempre parlando di fatti: ma la cui descrizione, a cominciare dalla decisione di descriverli o no, è il risultato di un'opinione.
Nessun giornale ha i fatti separati dalle opinioni.
Luca Sofri nella newsletter Charlie.
We live in an age where capital and data can cross Europe in a second. And business must be able to move just as freely. But as things stand, too many companies have to look abroad to grow and scale up – partly because they face a new set of rules every time they expand into a new Member State. So while on paper the market of 450 million Europeans is open to them, it is far more complicated in reality. And that acts as a handbrake on the growth and profit potential of companies. This is why we need a new approach. We will soon put forward our 28th regime. The ultimate aim is to create a new truly European company structure. We call it EU Inc., with a single and simple set of rules that will apply seamlessly all over our Union. So that business can operate across Member States much more easily. Our entrepreneurs, the innovative companies, will be able to register a company in any Member State within 48 hours – fully online. They will enjoy the same capital regime all across the EU. Ultimately, we need a system where companies can do business and raise financing seamlessly across Europe – just as easily as in uniform markets like the US or China. If we get this right – and if we move fast enough – this will not only help EU companies grow. But it will attract investment from across the world.
Ursula von der Leyen nel discorso al World Economic Forum.
È un affascinante caso di possibile errore che ottiene però un risultato efficace. «Paradiso fiscale», per indicare delle nazioni o dei luoghi in cui la tassazione è particolarmente favorevole, è infatti probabilmente il risultato di una traduzione sbagliata dell’espressione inglese tax haven, usata per prima rispetto alla lunga storia dei «paradisi fiscali». E che significa «rifugio fiscale», ma in cui haven (che può voler dire anche «porto») suona molto simile alla più familiare parola heaven, che vuol dire in effetti «paradiso» o «cielo» in senso figurato.
Luca Sofri in Parole che usiamo in un modo o nell’altro sul Post.
Il terrore delle ripetizioni che ci viene instillato a scuola genera nel giornalismo scelte acrobatiche e artificiose per sostituire parole e nomi con presunti sinonimi o creative perifrasi. Nel giornalismo sportivo questo ha prodotto un ricco vocabolario di termini di poco uso, ma con radici storiche o geografiche, per indicare le città sedi di squadre di calcio o altro. Il risultato è posticcio, ma permette di imparare termini che hanno ricchissime implicazioni storiche. Sapete dire a quali città si riferiscono gli aggettivi scaligera, labronica, felsinea, partenopea, sabauda, orobica, capitolina, estense, gigliata, ambrosiana, etnea, alabardata, lariana?
Luca Sofri in Parole che usiamo in un modo o nell’altro sul Post.
The truth is that we and Elon agreed in 2017 that a for-profit structure would be the next phase for OpenAI; negotiations ended when we refused to give him full control; we rejected his offer to merge OpenAI into Tesla; we tried to find another path to achieve the mission together; and then he quit OpenAI, encouraging us to find our own path to raising billions of dollars, without which he gave us a 0% chance of success.
[...]
He said that he needed full control since he’d been burned by not having it in the past, and when we discussed succession he surprised us by talking about his children controlling AGI.
Dev'essere qualcosa che ha a che vedere con le nostre radici culturali, il cristianesimo forse, le favole che ci raccontavano da bambini, i cartoni animati. C'è questo bisogno di eroi, di gente pura, che si immola sull'altare, c'è questo bisogno di trovare persone migliori di noi e queste persone non devono manco vederli i soldi, come se i soldi fossero qualcosa di sporco di brutto. Credo che sia una cosa particolarmente forte in Italia, un po' meno altrove come negli Stati Uniti.
[...] Quello che so è che le favole non esistono, questa cosa dei contenuti gratis che ci sono stati tirati in faccia dai social ci ha avvelenato il cervello. Ha avvelenato il mio canale [YouTube], dalla nascita, e ora sta avvelenando tutto il resto.
[...] Accettiamo l'idea di pagare per i contenuti che vediamo, accettiamo di pagare per il giornale, di pagare per gli articoli che leggiamo, e se invece non vogliamo pagare di tasca nostra, accettiamo l'idea che qualcun altro paghi per il contenuto che ci viene fornito. Quantomeno dobbiamo accettare questo compromesso, dobbiamo accettare che un content creator faccia ogni tanto un contenuto sponsorizzato. Io credo che sia sano e giusto, significa che l'agenda di quel content creator è chiara a tutti, tutti sappiamo chi lo sta finanziando e che la sua attività imprendotirale goda di ottima salute. Impariamo a celebrare questi successi e impariamo ad accettare che viviamo tutti in una società capitalistica e che su questo si fondano una serie di compromessi che faremmo bene ad accettare per il nostro stesso benessere.
Complice la posizione geografica in una pianura senza vento, Milano supera ampiamente la concentrazione di inquinanti atmosferici stabiliti dalle norme europee e dall’OMS. C’è un lento miglioramento sul lungo termine, ma ancora lontano da livelli non a rischio. E poi il 2025 è andato peggio del 2024, che era andato peggio del 2023 (a luglio 2025 si contavano 111 giorni su 181 di superamento delle soglie OMS per il PM2.5). Metà di questi inquinanti vengono dal traffico automobilistico. È un problema di sanità pubblica, e mettere più persone nelle condizioni di spostarsi in bicicletta sarebbe la contromisura più rapida e più economica per intaccarlo (potenziare i mezzi pubblici è più importante, ma molto più costoso). Dunque la paura di un ciclista sulle strade è un guaio anche per tutti gli altri: è un guaio per la città.
[...]
Eppure, Milano è anche una città piena di automobili. Ci sono più di 50 auto ogni cento abitanti, laddove Londra, Parigi e Amsterdam ne hanno tra 20 e 30. E occupano tanto spazio che non sarebbe destinato alle auto. Capita spesso di trovarsi a camminare su un marciapiede dietro a una macchina che cerca parcheggio (sul marciapiede) o fa manovra per uscire. Esiste una deroga ufficiosa a parcheggiare anche dove non si può – aree verdi, marciapiedi e carreggiate – e anche una sorta di orgoglio nel farlo, nonostante a Milano ci siano molti più parcheggi regolamentari che in altre città europee: 22 posti auto su strada ogni 100 abitanti, contro i 7 di Barcellona e i 6 di Parigi.
Being able to build for reliability, performance, scale, and security will be a highly-prized skill. When [with AI] anyone can generate software that sort of works until it doesn’t, there will be more demand for engineers who produce quality work that always works as expected.
You cannot prompt an AI to create secure, performant code: you need to know what you want, how to validate the nonfunctional requirements, architect the code, and prompt the AI accordingly. You might also need to throw away the AI and get down to writing code or configuration by hand in order to get the details right. Basically, it pays to know when to use your own expertise.
[...]
The good news is that software engineering fundamentals should become more important, the more a team relies on AI to generate code. More code leads to more problems which need to be caught earlier, and dealt with systematically. This is what good software engineering is about, and always has been.