Note di Matteo


Cit.

Nel 2025 sono cambiate molte cose nella mia vita, una è che passo sempre meno tempo sui social. A un certo punto per me è diventato tutto troppo: la polemica costante, la distrazione costante, la brodaglia dei contenuti tutti uguali, l’esibizione di sé, gli attacchi personali, l’instupidimento di ogni questione. Lo so che non sono fenomeni che riguardino ogni persona e ogni account, ma le aziende che gestiscono i social media spingono sempre e solo da quella parte e si sente.

Francesco Costa

#263 /
25 dicembre 2025
/
14:26
/ #internet#social

"Non c'è più Google"

> Ho un problema col computer

> Ok madre. Esponimi dunque i tuoi problemi

> Non c'è più Google

> Vai su Google.com

> Ti ho detto che non posso! C'è una pagina sui tassi d'interesse

Continua sul sito di Zerocalcare (2013).

#260 /
24 dicembre 2025
/
14:08

Il supplizio natalizio delle password degli anziani

Tre settimane fa mia madre mi ha scritto: «Non riesco più a fare acquisti sul Kindle, a Natale dovrai aiutarmi». Io vivo a Milano, mia madre in Sicilia e a quanto pare a Natale, quando tornerò dai miei genitori, farò il tecnico informatico. Perché so già che il Kindle malfunzionante è solo la punta dell’iceberg di difficoltà tecnologiche che si sono formate nel corso di mesi. I device problematici compariranno sulla tavola del pranzo di Natale appena avrò bevuto l’ultimo bicchiere di passito e avrò allontanato la sedia, dimostrando di essere sazia, e quindi – nella logica di mia madre – disponibile.

[...] Quel che è sicuro è che loro lo sanno e se ne approfittano. Stento a credere, per esempio, che una settantaduenne perfettamente lucida come mia madre avrebbe difficoltà a imparare le competenze digitali di base, mi pare piuttosto che eserciti un diritto tecnologico universale su cui tutti gli anziani del mondo sembrano essersi segretamente accordati.

Francesca Mastruzzo, continua sul Post.

#259 /
24 dicembre 2025
/
14:06

Una app creata per dare l’allarme quando ci sono i raid aerei continua a lanciare avvertimenti in inglese ad alto volume dal telefono di Dima, il fixer ucraino: «Attention! Air raid alert. Proceed to the nearest shelter. Your overconfidence is your weakness».

Al mattino scopro che l’ultima frase è di Luke Skywalker nel film Il Ritorno dello Jedi. «Il tuo eccesso di sicurezza è la tua debolezza». Vuol dire: non pensare che un missile non piomberà proprio dove stai tu e scendi in un rifugio.

Daniele Raineri

#253 /
21 dicembre 2025
/
21:25
/ #mondo

Tendiamo tutti a pensare che sia colpa del governo quando le cose ci vanno male, ma che sia merito nostro se trovo lavoro, compro una casa o mi danno un aumento.

Francesco Costa

#251 /
21 dicembre 2025
/
11:12
/ #mondo

Se tutte le persone fossero in possesso di ogni informazione possibile in ogni momento, se fossimo onniscienti, tra i due concetti non esisterebbe alcuna differenza: cambiare la realtà sarebbe cambiare la percezione della realtà. Siccome siamo più vicini alla condizione opposta – in ogni momento su ogni cosa nessuno sa niente – la percezione conta parecchio. Salvo che nei casi di successi o fallimenti clamorosi, in politica può contare persino più della realtà: perché ognuno di noi della realtà vede solo un pezzo minuscolo, mentre tutto il resto gli viene raccontato da qualcuno (social, giornali, amici, etc).

Francesco Costa

#250 /
21 dicembre 2025
/
11:09
/ #informazione#mondo

We were taught to be clear, logical, and, in a way, predictable. Our sentence structures were meant to be consistent and balanced. We were explicitly taught to avoid the very "burstiness" that ‘detectors’ now seek as a sign of humanity. A good composition flowed smoothly, each sentence building on the last with impeccable logic. We were, in effect, trained to produce text with low perplexity and low burstiness. We were trained to write in precisely the way that these tools are designed to flag as non-human. The bias is not a bug. It is the entire system.

Recent academic studies have confirmed this, finding that these tools are not only unreliable but are significantly more likely to flag text written by non-native English speakers as AI-generated. (And, again, we’re going to get back to this.) The irony is maddening: You spend a lifetime mastering a language, adhering to its formal rules with greater diligence than most native speakers, and for this, a machine built an ocean away calls you a fake.

I'm Kenyan. I Don't Write Like ChatGPT. ChatGPT Writes Like Me.

#232 /
16 dicembre 2025
/
09:41
/ #ai

In fondo anche la mia sorpresa di fronte a quanto fosse ben organizzato il mio ospedale era dovuta al fatto che anni di racconto in negativo del Servizio pubblico nazionale avevano avuto presa anche su di me. Ma, certo, io sono stata fortunata e a volte le cose deragliano dal percorso previsto. Rimane che il successo di un’operazione chirurgica, come quello di una serie, sta anche nella disponibilità del paziente e dello spettatore di fidarsi e affidarsi. Per questo chi mina la fiducia nella scienza e nella possibilità di una narrazione complessa dei fatti, mina le basi della società.

Stefania Carini in Siamo spettatori anche quando siamo pazienti

#217 /
10 dicembre 2025
/
13:28
/ #italia

Lettera di un detenuto sul suicidio e sulla vita

Lo Stato ci tiene alla tua vita, altrimenti come potresti soffrire?

Tenerci lontani dal mondo libero per evitare di continuare a fare male a qualcuno ha in sé una sua logica ed è un fatto dal quale non si può prescindere, ma accanirsi contro gli istinti essenziali e naturali di un reo con delle innaturali privazioni ha in sé qualcosa di virulento, qualche cosa che si scontra con il buon senso di tutti coloro che nutrono ancora fiducia in questa complessa e meravigliosa struttura biologica e chimica che è l’uomo e che, in virtù della sua originaria tendenza, è destinato a un continuo cambiamento e, si spera, miglioramento.

Prima o poi le carceri moriranno. Annientano la dignità. Si dovrebbero abolire, mettere i carcerati su un’isola: isolare ma non umiliare. Mi rendo conto che prima o poi dovrò essere scarcerato anch’io, ma purtroppo per me dalla galera non mi libererò mai. Quando tornerò nella società sarò un marziano. Gli effetti di una prolungata prigionia sono duri da cancellare.

Milan Mazic

#213 /
6 dicembre 2025
/
17:11
/ #mondo

It seems so rude and careless to make me, a person with thoughts, ideas, humor, contradictions and life experience to read something spit out by the equivalent of a lexical bingo machine because you were too lazy to write it yourself.

Pablo Enoc in It's insulting to read your AI-generated blog post

#194 /
2 dicembre 2025
/
17:18
/ #ai

I'm sure some of these are state/political projects, but I suspect most are just smart people in low and middle income countries doing it for the money, because Twitter invented a direct and quick way to make cold hard cash from making Americans angry and upset online.

Mike Bird (The Economist)

#177 /
24 novembre 2025
/
11:18
/ #internet#social

Molti dei prodotti delle “intelligenze artificiali” di cui parliamo quotidianamente mi sembra siano finora prodotti già esistenti, che queste tecnologie ci stanno aiutando a ottenere con minor impegno e a volte con maggiore qualità di quelli che avremmo ottenuto senza quelle tecnologie (tutte le immagini che vediamo prodotte da “intelligenze artificiali” possono essere realizzate con Photoshop; dei testi celebriamo proprio quanto siano simili a quelli umani, non diversi, impensati o eccezionali; eccetera). Non vedo – in questa gran parte di esempi protagonisti delle esperienze e conversazioni quotidiane della maggioranza delle persone – produzioni di cose o funzioni nuove e prima inesistenti, né effetti nuovi di quelle produzioni che trasformino le vite degli umani (salvo che nel tempo che liberano, o nel lavoro che sottraggono). In gran parte parliamo di “contenuti”: testi, immagini, suggerimenti, insegnamenti. Insomma, al momento niente sembra paragonabile alle trasformazioni indotte nelle nostre vite, nelle nostre società, persino nelle nostre teste, dalle innovazioni degli scorsi decenni. Al momento.

Luca Sofri

#175 /
19 novembre 2025
/
22:22
/ #ai#innovazione

Un giovane molto esperto e molto coinvolto nelle cose delle “intelligenze artificiali” mi ha messo le cose in una prospettiva interessante, pochi giorni fa: secondo lui esistono “intelligenze artificiali cattive” in quanto fanno cose al posto nostro atrofizzando in prospettiva la nostra capacità di farle e rincoglionendoci ancora di più (che le trasformazioni digitali degli scorsi decenni ci abbiano in parte rincoglionito è ormai dato per condiviso); ed esistono “intelligenze artificiali buone” che invece possiamo usare per migliorarle, le nostre capacità, e aumentare le nostre conoscenze e competenze. Mi è sembrata fin qui una lettura convincente: se ci pensate, è successo anche con la storia dell’umanità pre-digitale che i progressi tecnici e i nuovi strumenti ci sollevassero dal saper fare delle cose grazie al fatto che quelle cose le sapeva fare qualcun altro (parliamo di competenze e capacità, qui, non di rapporti di forza). E che nel frattempo i progressi civili e tecnici venissero sfruttati anche per aumentare altre conoscenze di tutti: attraverso la scuola, l’informazione giornalistica, la divulgazione, i libri, eccetera. La differenza adesso sarebbe che non avverrebbe più la seconda cosa, perché la conoscenza verrà tutta indirizzata verso i software (poi forse, dicono in molti, non ci sarà più conoscenza da indirizzare): la distribuzione di sapere tra gli umani si azzererà.

Luca Sofri

#174 /
19 novembre 2025
/
22:21
/ #ai#innovazione

io penso che le piste ciclabili non dovrebbero esistere.

le strade in città dovrebbero avere l’intera carreggiata riservata totalmente a biciclette, bici a pedalata assistita, monopattini, hoverboard, con i marciapiedi, magari allargati, per i pedoni, e con corsie per i mezzi pubblici ovviamente.

le automobili, per quel poco che ancora possono esistere in un secolo che non è piu il loro, dovrebbero poter circolare solo in poche arterie principali con una corsia rigorosamente destinata a loro, ben separata, comunque con forti limiti di velocità.

quindi si, penso che le piste ciclabili siano qualcosa di sbagliato, perché implicano troppo poco spazio e troppo circoscritto per le biciclette, e da questo punto di vista rappresentano qualcosa di anacronistico

(da un commento sul Post)

#157 /
16 novembre 2025
/
20:40
/ #mobilità

Inside Cursor

When people describe someone in a professional setting as “young,” I usually find this translates to either “somewhat incompetent” or “good at their job but gratingly unprofessional.” Knowing the former was not going to be an issue at Cursor, I was prepared for at least some of the latter.

Despite a young average age, I was pleasantly surprised to find the team instead to be warm, well-dressed, keen on eye contact, clear and respectful in communication, and assiduous about replacing empty toilet paper rolls on the dispenser of the shared bathrooms. I was also surprised to find people so young so often communicate their ideas by reference to Silicon Valley history, world history, pop culture, art, learnings from seemingly unrelated industries, and patterns they’ve observed in the work of others they’ve long admired. The range of references is wide, but what’s clear in every example is that people at Cursor study the world as they move through it, rather than rely exclusively on their own personal experience for all their context and idea-generation (a typical pitfall of “young” people). It makes the team particularly good at finding elegant solutions to many shapes of problems.

To share what they’re observing and learning, many team members create “brain” channels in Slack where they publish their personal musings; there’s no expectation of a response or engagement, but people with good ideas can command quite a following. For the most popular brain channels, the content has little to do with “proof of work” or “managing up,” but rather ideas and reflections. Recent examples include musings on whether “CMSes are an artifact of the pre-AI era,” a deeply considered readout from a slew of customer visits, and a very exacting friction log on a still-nascent Cursor product.

Perhaps most importantly to me, you won’t see much LFGGGGGG, talk of being “cracked,” or overuse of emojis or memes. Recent favorite non-work related messages include an invitation to Vivaldi’s The Four Seasons at the SF Symphony, a picture from respective NY and SF 9pm run clubs, friendly mockery at a bad take on AI in the The New Yorker, an entire channel dedicated to #laundry featuring a weekly “laundry standup” slackbot, debates about how to fold fitted sheets, and a poll about which humanoid robot will first make our beds. No one ever breaks character. By far, the most used reaction emoji is ♥️. No one raises their voices, gets angsty or flustered, or visibly panics when things go sideways. It all feels very…adult.

Brie Wolfson in Inside Cursor - Sixty days with the AI coding decacorn

#153 /
15 novembre 2025
/
17:27

#150 /
15 novembre 2025
/
16:10

I tend to stay up late, not because I'm partying but because it's the only time of the day when I'm alone and don't have to be on, performing.

Jim Carrey

#149 /
14 novembre 2025
/
16:59
/ #mondo

We’ve now seen reports of non-developers trying to use Gemma in AI Studio and ask it factual questions. We never intended this to be a consumer tool or model, or to be used this way. To prevent this confusion, access to Gemma is no longer available on AI Studio. It is still available to developers through the API.

(Google)

#128 /
2 novembre 2025
/
23:46
/ #ai#google

Qualcosa è andato storto

Io propongo una resistenza della gentilezza. Il valore fondamentale che abbiamo perso stando sui social è la gentilezza. Tu andavi sui social all'inizio di Facebook e la gente era gentile. Ci vai oggi e ti devi mettere l'elmetto e l'armatura perché ci sarà qualcuno che ti attaccherà e ti insulterà a caso, e quindi siamo sempre in modalità difensiva. Dobbiamo recuperare la consapevolezza che è pieno di persone buone e perbene nel mondo, non hanno successo ma esistono, e il mondo è migliore di quello che ci fanno vedere. E se noi cambiamo prospettiva, forse lo diventa davvero.

Riccardo Luna presentando il libro Qualcosa è andato storto.

#123 /
30 ottobre 2025
/
21:09
/ #internet#social#mondo#libri

AI slop

Nel caso non fosse ancora entrato nel vostro vocabolario, con AI slop si intendono contenuti di qualità medio-bassa creati con strumenti di intelligenza artificiale, secondo The Conversation. A me piace più la definizione su Wikipedia: “un contenuto digitale realizzato con l’intelligenza artificiale generativa, in particolare quando viene percepito come privo di impegno, qualità o significato profondo e caratterizzato da un volume di produzione eccessivo”.

Carola Frediani in Guerre di rete.

#116 /
29 ottobre 2025
/
21:20
/ #ai