Note di Matteo


Cit.

At Netflix, we’d often find that backend services had slow memory leaks, which took a long time to discover and fix because instances rarely lived longer than 48 hours, due to autoscaling policies. If we had chosen to focus on memory leaks instead of autoscaling, Netflix would have been unable to scale to meet demand, and would’ve been a much smaller business.

Matthew Hawthorne, ex ingegnere Netflix.

#108 /
26 ottobre 2025
/
14:21
/ #dev

Negli anni scorsi mi è capitato di sentirmi chiedere, solo perché sono qui da un po’, se alla fine internet abbia migliorato o peggiorato il mondo, secondo me: la cosa che rispondo – con tutte le incertezze di uno che ha visto smentite molte delle sue risposte – è che lo ha sicuramente migliorato per chi aveva o ha gli strumenti per sfruttarne il meglio, che è un meglio letteralmente incredibile, fino trent’anni fa; lo ha invece probabilmente peggiorato per chi ne ha ricevuto solo una maggiore spinta verso gli egoismi e le vanità umane con cui continuiamo a nascere tutti, prima che gli umani esistenti non ci aggiornino sulle cose imparate in millenni di progresso civile. Che è ancora quello che può fare ognuno di noi, con la scuola, coi giornali, sui social network, col proprio esempio, o con libri come questo.

Luca Sofri nella prefazione a Qualcosa è andato storto di Riccardo Luna.

#99 /
24 ottobre 2025
/
13:47
/ #internet#social#mondo#libri

It's always been our downfall, the human operating system. We're masters of the universe, make all these magical tools, but we're still savages up here. Heads full of the same buggy software as a million years ago. Darwinian 1.0.

In caveman times, you had to be violent to survive. Now that's on its head, and the only way we are gonna make it as a species is if we cooperate. We know that. But we can't do it, can we? We're still fearful. Territorial and selfish. Arrogant and violent.

Plaything (Black Mirror S7E4)

#93 /
21 ottobre 2025
/
23:06
/ #mondo

Niente si conosce di ciò che è accaduto prima del Big Bang: probabilmente il tempo è nato in quel momento.

Storia dell'universo

#89 /
20 ottobre 2025
/
22:55
/ #mondo

GitHub Pages infrastructure

GitHub Pages, our static site hosting service, has always had a very simple architecture. From launch up until around the beginning of 2015, the entire service ran on a single pair of machines (in active/standby configuration) with all user data stored across 8 DRBD backed partitions. Every 30 minutes, a cron job would run generating an nginx map file mapping hostnames to on-disk paths.

There were a few problems with this approach: new Pages sites did not appear until the map was regenerated (potentially up to a 30-minute wait!); cold nginx restarts would take a long time while nginx loaded the map off disk; and our storage capacity was limited by the number of SSDs we could fit in a single machine.

Despite these problems, this simple architecture worked remarkably well for us — even as Pages grew to serve thousands of requests per second to over half a million sites.

Hailey Somerville sul blog GitHub.

#83 /
18 ottobre 2025
/
13:28
/ #dev#cloud

A lot of my recent songs are a reaction to how one feels online in the modern world. Going back to this individualistic culture of writing about our deepest insecurities feels very liberating. Social media reinforces your impression of being inadequate and having to consume something to feel whole.

I would very much like to see a gentler world, a world with more with more compassion and more warmth, a world where not so many people are afraid of being different, being unique.

Tom Odell

#76 /
16 ottobre 2025
/
22:12
/ #internet#social

Io credo che l'essere umano non sia stato progettato per vivere sotto questo tipo di pressione legata a stimoli e informazioni che ti arrivano, di cui magari a volte vorresti anche fare a meno, a essere sempre obbligato a paragonarti agli altri. È un paragone che specialmente sugli adolescenti ma anche sugli adulti è sempre un po' perdente, per il semplice motivo che tutti mettono sempre il meglio di sé stessi in vetrina, e anche noi facciamo la stessa cosa, però quando vediamo la vetrina degli altri ci crediamo e non crediamo invece alla nostra. È l'effetto "l'erba del vicino è sempre più verde". E quindi questa cosa è frustrante perché viviamo in una specie di grande bugia che però crediamo solo quando sono gli altri a raccontarcela. [...]

Conta soltanto il risultato finale, non conta assolutamente niente come tu ci sei arrivato ad arrivare 2 milioni di visualizzazioni per un video o per una stupidaggine. Sempre a cercare di alimentare la negatività, perché la negatività stimola discussioni.

Siamo stimolati a continuare a [produrre contenuti]: è una specie di doping di cui non ci rendiamo conto, è il famoso "smetto quando voglio" ma non smetti mai. Pubblichi una cosa e poi guardi quello che ti hanno scritto sotto. [...] Ogni tanto ti prendi la vacanza: adesso per una settimana basta, e la settimana dura 7 minuti in verità.

Basterebbe in qualche modo togliere la tossicità del feedback, dei numeri, della competizione, delle visualizzazioni, di quanti ti hanno risposto.

Linus nel podcast De Core Podcast.

#72 /
15 ottobre 2025
/
22:29
/ #social

In other words, I realized that for IBM to become a great company it would have to act like a great company long before it ever became one. [...] Every day at IBM was a day devoted to business development, not doing business. We didn’t do business at IBM, we built one.

Tom Watson, fondatore di IBM.

#64 /
13 ottobre 2025
/
18:41
/ #business

AI e giornali

Una nuova ricerca del Reuters Institute ha raccolto le esperienze e le opinioni di circa 12mila persone in sei paesi del mondo a proposito dell'uso dei software di "intelligenza artificiale". Ne sono uscite molte considerazioni ma quelle più rilevanti per il dannato futuro dei giornali sono due.

Una è che continua ad aumentare l'uso di simili servizi per la ricerca di informazioni di vario genere, e questo va a scapito dei siti di news, tradizionali fornitori di molte di queste informazioni. Ormai le prove di questa tendenza sono tante. Solo un terzo degli interpellati dice di cliccare con frequenza sui link dopo aver letto le sintesi offerte in testa alle pagine dei risultati di Google: un terzo dice di non farlo mai.

La seconda questione su cui riflettere è più complessa: a quanto pare sempre più persone usano abitualmente e serenamente i vari software di intelligenza artificiale per le proprie necessità, accettando il margine di insicurezza dei risultati in termini di qualità e accuratezza. Ma se si chiede alle stesse persone un giudizio sull'uso degli stessi software da parte dei giornali, una gran parte se ne dice critica e diffidente.

Le letture di questa contraddizione possono essere due. Una è che ci sia una specie di ipocrisia che ci rende severi contro l'uso delle AI da parte di altri, ma indulgenti le usiamo noi. O una specie di supponenza che ci fa pensare di saper essere più prudenti o esperti degli altri: non da escludere, è una tendenza assai comune. [...] Dovremmo abituarci a valutare i risultati di un lavoro giornalistico (è accurato o no? è completo o no? svolge adeguatamente la sua funzione di informazione?) piuttosto che l'insignificante percorso della sua costruzione (ci sono testi prodotti dalle "AI" che hanno maggiore accuratezza di certi testi prodotti dagli umani, per dire).

La seconda - più apprezzabile - lettura della contraddizione è che le nostre aspettative nei confronti del lavoro giornalistico siano maggiori di quelle che abbiamo per noi stessi. E che laddove consentiamo alle nostre ricerche di informazioni un margine di mediocrità e approssimazione - non dando a quelle ricerche ruoli rilevanti: non scegliendo delle cure mediche, per esempio -, diamo una maggiore credibilità al lavoro giornalistico e lo assumiamo per farci un'idea più radicata e affidabile del mondo. È una pretesa lusinghiera per i giornali, ma che deve imparare a fare i conti col costo di quella differenza: e capire che un lavoro giornalistico, se lo si vuole migliore di quello che fa ChatGPT, ha dei costi a cui serve contribuire. Nessuno è obbligato, basta che poi non si pretenda che giornali in crisi di risorse economiche non ricorrano sciattamente alle "AI".

Luca Sofri nella newsletter Charlie del 12 ottobre 2025.

#63 /
12 ottobre 2025
/
13:44
/ #ai#informazione

Despite widespread confusion, Andrej Karpathy coined "vibe coding" as a kind of AI-assisted coding where you "forget that the code even exists."

We already have a phrase for code that nobody understands: legacy code. Legacy code is universally despised, and for good reason. But why? You have the code, right? Can't you figure it out from there? Wrong.

Code that nobody understands is tech debt. It takes a lot of time to understand unfamiliar code enough to debug it, let alone introduce new features without also introducing bugs. [...] If you don't understand the code, your only recourse is to ask AI to fix it for you, which is like paying off credit card debt with another credit card.

Vibe code is legacy code

#45 /
5 ottobre 2025
/
22:36
/ #ai

L'app IO è stata scaricata più di 40 milioni di volte, mette a disposizione 370.000 servizi pubblici e ha superato 1 MILIARDO di messaggi inviati dagli enti ai cittadini. Insomma, 1 miliardo di email, messaggi, post-it e notifiche cartacee eliminate in pochi anni. Se non è digitalizzazione questa.

Gabriele Campagnano, dipartimento per la trasformazione digitale.

#42 /
4 ottobre 2025
/
21:17
/ #digitalizzazione#italia#pagopa

Il peggiore nemico dei giornalisti io ritengo che siano i giornalisti stessi. Dobbiamo abbandonare una pigrizia, una stanchezza che ormai ci ha un po' preso tutti e tornare a fare il nostro lavoro. Il nostro lavoro è guardare direttamente e raccontare direttamente. L'intelligenza artificiale non lo può fare.

Alessandra Costante, segretaria generale Federazione Nazionale Stampa Italiana.

#35 /
2 ottobre 2025
/
21:25
/ #informazione#ai

Some of the biggest businesses we’ve built might not be as relevant going forward. Our industry is full of case studies of companies that were great once, that just disappeared.

Satya Nadella, CEO Microsoft.

#22 /
30 settembre 2025
/
14:30
/ #business

When you become an engineer in Canada, you take an oath. To never cause harm/suffering/etc to humans as a result of your work. This applies equally, if not more, to business. Both can be used for good (to remove suffering) or evil (to add it). Do good work. Don't be evil.

Jake Cooper, CEO e founder di Railway (in reazione a Guillermo Rauch, CEO di Vercel).

#21 /
30 settembre 2025
/
09:51
/ #mondo

Pochi anni fa un uomo che ha fatto la storia dei social e del web, Evan Williams, uno dei creatori di Twitter, ha fatto un intervento che ha colpito tanti. Ha detto: signori, Internet così come lo conosciamo e come ho contribuito a renderlo è guasto. Noi stiamo portando le persone non a capire, ma a reagire. Gli chiediamo continuamente un like, gli chiediamo continuamente o di urlare o di condividere senza passare dalla testa. Passa tutto da un dito, passa tutto da un click. E alla fine sai che c’è, c’è che con il web così come noi lo conosciamo probabilmente ben presto non ci importerà più niente di capire, ci basterà solo reagire.

Stefano Massini a Riserva Indiana del 22 settembre 2025.

#13 /
29 settembre 2025
/
08:30
/ #internet#social

Meglio costruire in cinque anni con meno equity, piuttosto che impiegare vent’anni mantenendo il pieno controllo: “Il tempo risparmiato vale inestimabilmente di più”, dice Ogliengo. Per lui la motivazione principale non è economica, ma intrinseca: “Voglio sentirmi intelligente, vedere che ce l’ho fatta davanti a una sfida difficile”.

Marco Ogliengo, fondatore di Jet HR, nel podcast Actually.

#10 /
28 settembre 2025
/
13:58
/ #business

Una intuizione preveggente e brillante oggi è più facile che venga sviluppata dentro Google, Meta o al New York Times piuttosto che in un garage o in un blog. E questo scenario sta entrando nelle consapevolezze delle generazioni più giovani, che a differenza di quelle che le hanno precedute non si trovano davanti mondi da inventare e opportunità inedite da sfruttare ma una situazione simile a quella di quarant'anni fa: in cui ambizioni e creatività possono svilupparsi quasi soltanto al servizio di progetti e strutture esistenti e forti. Sono progetti e strutture diversi, ma hanno ricostruito una condizione di forza che per un periodo era stata terremotata, e sulle cui macerie erano cresciute non solo imprese impensate, grandi e piccole, ma una sensazione di poter sperimentare, costruire, inventare, con grandi libertà e autonomie.

L'inclinazione a inventarsi cose proprie e inesistenti si è attenuata, per saturazione e perché molte acque si sono richiuse. Niente di drammatico: il mondo era così anche prima, e anzi, c'è da rallegrarsi di avere attraversato una ricreazione tanto straordinaria e fertile. E poi magari succederà di nuovo, di nuovo imprevisto.

Luca Sofri nella newsletter Charlie del 28 settembre 2025.

#6 /
28 settembre 2025
/
13:30
/ #internet#business#informazione

I was at a leadership group, people were telling me they think that with AI they can replace all of our junior people in our company. That's one of the dumbest things I've ever heard. [...]

How's that going to work when ten years in the future you have no one that has learned anything. My view is you absolutely want to keep hiring kids out of college and teaching them the right ways to go build software and decompose problems and think about it, just as much as you ever have.

Matt Garman, CEO AWS (via)

#5 /
28 settembre 2025
/
09:58
/ #ai

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